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Evidenza scientifica e produzioni agricole di qualità, al via il progetto di ricerca e sperimentazione P.A.S.C.Qua

Valutare l’effetto dell’impiego del compost sulle caratteristiche metaboliche dei prodotti agroalimentari.

E’ questo l’obiettivo del progetto P.A.S.C.Qua., nato dalla collaborazione tra l’azienda Progeva e la Società Innovative Solutions Srl, Spin off del Politecnico di Bari.

Le due aziende coinvolte hanno messo a punto un innovativo sistema di ricerca grazie ad un progetto, finanziato dalla Regione Puglia, Dipartimento Agricoltura, Sviluppo Rurale ed Ambientale, realizzato nell’ambito dell’avviso pubblico per la “Presentazione di proposte di ricerca e sperimentazione in agricoltura indetto con Determinazione del Dirigente del Servizio Agricoltura n. 175/AGR del 15 aprile 2013”.

Venerdì 27 aprile 2018, presso l’I.I.S.S. “I. Alpi – E. Montale” di Rutigliano verrà presentato il progetto, che avvalendosi dell’impiego di analisi chimiche e spettroscopiche, in particolare della Risonanza Magnetica Nucleare, riesce a trasformare dati analitici in informazione e conoscenza sulla qualità dei prodotti agroalimentari.

Scopo del progetto di sperimentazione è il confronto analitico tra le pratiche agronomiche tradizionali e quelle che prevedono l’utilizzo di compost, sottoponendo ad analisi i benefici che l’impiego del fertilizzante organico naturale esercita sul profilo metabolico delle colture.

Il profilo metabolico rappresenta l’insieme delle sostanze che caratterizzano l’alimento, quali zuccheri, acidi, amminoacidi, sostanze antiossidanti e diverse altri nutrienti essenziali.

La ricerca è condotta sulle tre colture maggiormente rappresentative del patrimonio agronomico pugliese, ovvero pomodoro, grano duro e uva da tavola e contribuirà a corroborare sulla base dell’evidenza scientifica, il valore agronomico, economico ed ambientale delle pratiche agricole sostenibili.

I beneficiari finali del progetto saranno le imprese agricole che disporranno di protocolli di produzione sostenibili, i consumatori che disporranno di prodotti di qualità ben documentata scientificamente e i cittadini che potranno apprezzare il valore concreto che scaturisce dal reinserire in natura le matrici organiche opportunamente trattate mediante processo di compostaggio.

In allegato il comunicato stampa con gentile richiesta di diffusione e intervento.

 

 

 

 

Progeva sostiene il progetto “COM.P.O.S.T. – comunicazione sui prodotti organici sostenibili per il territorio”

“La responsabilità ambientale va concretamente vissuta e comunicata”.

E’ questa la premessa a partire dalla quale A.FO.RI.S. – impresa sociale operante nell’ambito della consulenza e della formazione in campo ambientale ed energetico, promuove il progetto “COM.P.O.S.T. – comunicazione sui prodotti organici sostenibili per il territorio”.

L’iniziativa, della quale la Progeva Srl è Partner, assieme al C.I.C., al Club Emas ed Ecolabel Puglia, al Consorzio Eden e all’ Acquedotto Pugliese SpA, prevede l’attuazione di campagne di sensibilizzazione e informazione volte alla valorizzazione della frazione organica dei rifiuti, realizzate attraverso l’attivazione e il monitoraggio di esperienze di compostaggio di comunità.

Un impianto dimostrativo è reso accessibile al pubblico all’interno della sede del C.R.E.D.E.A. Centro Risorse Educative e Dimostrative per l’Energia e l’Ambiente, fondato dal Consorzio E.D.E.N. e operante a Foggia.

La struttura è infatti sede dell’impianto di compostaggio, realizzato in occasione del progetto “Nella Pancia o nella Terra”.

L’iniziativa, anch’essa candidata da A.F.O.R.I.S e realizzata grazie al sostegno della Progeva Srl, Ce.Se.Vo.Ca., GAL Meridaunia, Consorzio EDEN, Bioenergy Italia SpA e con il sostegno di Cooperativa Estense, ha contribuito a ridurre i rifiuti alimentari prodotti dalla G.D.O, avviando la produzione di energia e di compost di qualità attraverso l’utilizzo di scarti alimentari.

Istituzioni scolastiche e comunità locali saranno accompagnate in percorsi di formazione teorico- pratici, aventi ad oggetto la valorizzazione degli scarti organici in quanto risorse recuperabili, la conoscenza delle tecniche di compostaggio e la promozione di comportamenti adeguati nella gestione del ciclo di conferimento rifiuti.

Il tutto grazie all’attività di front-office e back-office portato avanti dai volontari del Servizio Civile, tra i quali un agronomo, un ingegnere e due economisti.

I volontari offriranno supporto didattico, tecnico e organizzativo, accogliendo le esigenze dell’utenza presso lo sportello informativo allestito nella sede di A.F.O.R.I.S., in Viale Colombo 13, a Foggia.

Emergenza Xylella, sradichiamo le cattive pratiche agronomiche

“Guardare l’oliveto nel suo insieme e migliorarne il «sistema immunitario» adottando pratiche agronomiche sostenibili, che aumentino le capacità delle piante a contrastare gli stress biotici e abiotici”. 

È questo il concetto chiave che il Professor Cristos Xiloyannis, illustre studioso della fisiologia delle piante da frutto e docente dell’Università della Basilicata, difende e sviluppa assieme ai colleghi Egidio Lardo, Adriano Sofo e Assunta Maria Palese.

La gestione sostenibile degli oliveti, attraverso il ripristino della sostanza organica del suolo, è stata oggetto del lavoro di sperimentazione svolto negli ultimi quindici anni, dal gruppo di ricerca dell’Università della Basilicata.

E’ opportuno che gli olivicoltori adottino soluzioni pratiche, a basso costo, che non necessariamente prevedano il taglio e l’eradicazione degli olivi.

Ripartire dal suolo, ripristinarne la sostanza organica e così facendo, contribuire a riequilibrarne la fertilità microbiologica, rinvigorendone il sistema immunitario e integrando la fertilizzazione chimica con l’apporto di compost.

Questo, secondo Xiloyannis e il suo team, è ciò che si rende necessario per arginare l’emergenza della Xylella Fastidiosa, sulla base delle valutazioni effettuate a seguito delle ricerche condotte e di quelle ancora in itinere.

Un’emergenza che in Spagna, secondo la notizia recentemente divulgata dalla Gazzetta del Mezzogiorno, è arrivata a colpire anche i mandorli.

Ciò prefigura uno scenario allarmante capace di far tremare, ancora una volta, l’agricoltura del meridione, ma che al tempo stesso ci porta a riflettere su quanto rimarcato dal Prof. Xiloyannis.

Il passaggio dalla gestione del suolo tradizionale, con i fertilizzanti organici e la lavorazione superficiale, a quella convenzionale, con diserbi, lavorazioni ripetute e bruciatura dei residui di potatura, ha influenzato il ciclo di umificazione con progressivo impoverimento della dotazione in sostanza organica.

Ciò ha provocato la perdita delle sue funzioni nel sistema suolo, rendendo lo stesso vulnerabile agli stress abiotici e biotici (riduzione delle difese intrinseche delle piante, fenomeno che ha favorito la comparsa di malattie e di infestazioni).

La natura ci insegna che la vita trae origine dalla vita, quali frutti potremo dunque mai cogliere da un terreno morto?

La risposta a questa domanda conduce ad una nuova consapevolezza: è necessario adottare buone pratiche agronomiche attraverso cui riportare il livello di sostanza organica del suolo ad uno stato ottimale, affinché si crei un’interazione tale da contrastare la diffusione degli agenti patogeni.

Se desideriamo che la natura reagisca positivamente alle nostre richieste, dovremo essere anzitutto in grado di rispettarne i tempi e di restituire alla stessa nutrimento e cura.

Di seguito il link al video nel quale il Professor Xiloyannis illustra il progetto GE.S.OLIV., nato per proporre strategie alternative all’eradicazione e contrastare la diffusione della Xylella Fastidiosa:

Presentazione progetto GE.S.OLIV.

25 anni di storia, i numeri del successo della filiera virtuosa del Compost in Italia

Si è concluso con grande successo e rinnovato entusiasmo per le iniziative future, l’evento organizzato dal CIC, Consorzio Italiano Compostatori, per celebrare 25 anni di iniziative condivise, di sfide vinte, di traguardi raggiunti e di vetrine pionieristicamente aperte in Italia sulla pratica del compostaggio di qualità.

25 anni di attività, che misurano il loro valore attraverso il riferimento a numeri e dati di estrema importanza: 65 sono i milioni di tonnellate di rifiuti organici sottratti a discarica e 23,5 i milioni di tonnellate di compost di qualità da essi generato, la cui trasformazione ha di fatto evitato l’emissione di 44 tonnellate di CO2 equivalente.

Numeri e dati che si sostanziano dell’impegno sul territorio nazionale del CIC, delle 127 aziende ad esso associate e dei 308 stabilimenti preposti, i quali operano trasformando i rifiuti organici in risorse.

In 25 anni di attività ha preso forma il volto di un’economia circolare, capace di trasformare ciò che comunemente definiamo scarto in valore.

Valore che, attraverso la decomposizione aerobica del materiale organico realizzata in impianto, viaggia in favore della gestione sostenibile dei suoli, migliorandone la struttura, attivandone la biodiversità e salvaguardandone la fertilità con significativi vantaggi per l’agricoltura.

Valore che permette ulteriormente, questa volta attraverso il ricorso alla decomposizione anaerobica del rifiuto organico, di produrre biogas, combustibile indicato dall’U.E. tra le fonti energetiche rinnovabili, non fossili, capaci di ridurre l’inquinamento dell’aria, arginando le emissioni di gas serra e perciò stesso contribuendo positivamente alla lotta al cambiamento climatico.

Valore che si chiama Compost: secondo il Report 2017 pubblicato dal CIC, entro il 2025 la quantità del materiale organico gestito dalla filiera aumenterà del 30%, imprescindibile dovrà essere in tal senso il ricorso ad un costante investimento sul campo, attraverso la costruzione di impianti di alto profilo tecnologico e qualitativo, con particolare riferimento alle aree del centro-sud.

La Progeva Srl operando in assonanza totale con gli obiettivi e gli intenti sopracitati, ha voluto e saputo fare impresa dando vita al proprio impianto di compostaggio ubicato a Laterza (TA), attestandosi come realtà di notevole rilievo proprio nel sud Italia.

L’azienda, ha presenziato il 25° anniversario del CIC, in qualità di impresa associata, nella figura del suo Amministratore unico, la Dott. ssa Lella Miccolis, membro del Consiglio di Amministrazione dello stesso.

L’augurio al quale hanno brindato la Progeva Srl e il Consorzio Italiano Compostatori è quello di continuare a portare avanti con tenacia il percorso avviatosi 25 anni fa, affinché i comportamenti virtuosi che ad oggi si registrano all’interno della filiera ambientale, divengano strutturali, ben radicati e accompagnati da un costante percorso di riconoscimento e di crescita.

 

 

 

Progeva e il Consorzio Italiano Compostatori: insieme in favore di un nuovo modello per la bioeconomia del Paese

Il Consorzio Italiano Compostatori, filiera d’eccellenza nel sistema rifiuti, compie 25 anni di attività.

Il 24 maggio 2017 si terrà a Roma il Convegno per celebrare questo significativo traguardo e rinnovato punto di partenza, che percorre e traccia la futura strada della produzione ed impiego del compost di qualità.

Creare una filiera per l’ambiente che generi valore, incentivare l’uso sostenibile delle risorse agricole, far sì che maturino le condizioni affinché la gestione responsabile del patrimonio naturale diventi appannaggio di tutti, questi gli obiettivi da raggiungersi secondo il Consorzio Italiano Compostatori.

Per porre le basi di una nuova economia, entro cui innovazione e lavoro agiscano in equilibrio con il rispetto della natura, il Consorzio riunisce imprese, enti pubblici, privati produttori di compost e altre organizzazioni interessate alle attività di compostaggio.

La Progeva Srl è parte attiva di questo percorso condiviso, agendo in qualità di Socia Ordinaria del Consorzio. L’ Amministratore dell’azienda è infatti stato membro del Comitato Tecnico dello stesso per due mandati e attualmente è parte del Consiglio di Amministrazione.

Operando sul territorio in cui insiste al fine di intercettare la crescente e diffusa quantità di scarto organico derivante dai vari cicli produttivi e trasformando quest’ultima mediante l’attività di compostaggio aziendale, la Progeva Srl abbraccia la visione ciclica dell’approccio aziendale al sistema natura e comunità.

L’ ambiente ci insegna che esiste una circolarità nelle cose, il lavoro della Progeva ogni giorno si confronta con questo assunto fondamentale e lo trasforma in un metodo di applicazione, reinserendo nel ciclo vitale
le matrici organiche trattate in sede d’impianto e trasformandole in fertilizzanti di qualità.

Tale circolarità si riflette tuttavia anche nell’interazione proficua tra l’azienda e il Consorzio Italiano Compostatori al quale l’impresa si associa, decidendo quotidianamente di continuare a intraprendere quel viaggio di scoperta che è nato nella prima metà degli anni 90, per volontà di alcuni pionieri della tecnica di compostaggio e che oggi è in grado di costruire un nuovo modello per la bioeconomia del Paese.

 

Cosa significa “compostabile”?


Cosa significa “compostabile” e che differenza c’è con “biodegradabile“? Un oggetto biodegradabile è anche compostabile?

La biodegradabilità è la capacità di sostanze organiche e di alcuni composti sintetici, di essere decomposti dalla natura, o meglio, mediante attività enzimatica di microrganismi. Questa proprietà permette il regolare mantenimento dell’equilibrio ecologico del pianeta.
Una sostanza biodegradabile viene decomposta in elementi più semplici che possono essere assorbiti nel terreno.
Una sostanza non biodegradabile (o decomponibile a lungo termine), invece, rimane nel terreno senza venire assorbita, provoca inquinamento e favorisce diverse problematiche ambientali.

Un materiale è detto compostabile quando in seguito alla sua degradazione, naturale o industriale, si trasforma in compost. Materie organiche (come ad esempio residui di giardinaggio e scarti di cucina), decomposte in condizioni particolari da macro e microrganismi, si trasformano in una sostanza simile al terriccio che viene generalmente utilizzata per la concimazione in agricoltura o per il rinvaso di fiori e piante. La sua ricchezza di elementi organici, infatti, migliora la struttura del suolo e la disponibilità di elementi nutritivi.

Qual è la differenza fra biodegradabile e compostabile per la normativa?

Per essere definito biodegradabile, la direttiva stabilisce che il prodotto biodegradabile deve decomporsi del 90 percento entro 6 mesi. Mentre, per essere definito compostabile, il prodotto deve disintegrarsi in meno di 3 mesi e non essere più visibile.

La principale differenza tra i due termini sta quindi essenzialmente nei tempi della degradazione e nei residui alla fine del compostaggio industriale. Per fare un esempio, pur essendo biodegradabile, un albero non è compostabile mentre lo sono i suoi rami.

Attenzione, dunque, alle diciture riportate su sacchetti di plastica da utilizzare per la raccolta della frazione umida del rifiuto domestico che oltre ad essere biodegradabili devono essere compostabili.

Questo video è parte integrante del progetto Secondo Natura e, in particolare, della playlist “Raccolta differenziata dell’umido e sacchetti compostabili” a cura di Progeva e Novamont.

Quali rifiuti non vanno nella raccolta differenziata dell’umido?


Quali sono i rifiuti che non vanno nell’umido? Sapere quali materiali sono compostabili e quali no, ci permette di fare una corretta raccolta differenziata. Una maggiore qualità dei carichi consegnati, oltre ad influire direttamente sull’ambiente e sulla qualità del compost, eviterà sprechi negli impianti di compostaggio e aumenti delle tasse sulla comunità.

I rifiuti che non vanno nella raccolta dell’organico destinata al compostaggio industriale e, a maggior ragione, al compostaggio domestico sono:

– i liquidi: neanche l’olio, che va raccolto separatamente e portato alle piazzole ecologiche. Piccole quantità di sughi possono essere raccolti attraverso l’utilizzo di tovaglioli di carta.
– i metalli (neanche l’alluminio per i cibi).
– i pannolini e gli assorbenti igienici
– le polveri o i filtri dell’aspirapolvere
– i contenitori di cibi (vasetti yogurt, buste mozzarella, confezioni affettati),
– la carta per confezioni alimentari (carta oleata, plastificata o con alluminio),
– i mozziconi di sigaretta
– i prodotti chimici
– la plastica biodegradabile ma NON compostabile (NON CERTIFICATA ai sensi della UNI-EN 13432-2002).

Attenzione! A volte i Comuni possono dare indicazioni diverse su alcuni rifiuti specifici. Per qualsiasi dubbio, vi consigliamo di rivolgervi al gestore della raccolta attraverso gli appositi numeri verdi oppure consultare i volantini esplicativi che di solito i Comuni consegnano ai propri cittadini.

Tra i rifiuti che non tutti i gestori della raccolta accettano abbiamo:
– tappi di sughero
– gusci di frutti di mare
– capelli, peli, ossa di animali
– fazzoletti e tovaglioli sporchi di rifiuti organici

Questo video è parte integrante del progetto Secondo Natura e, in particolare, della playlist “Raccolta differenziata dell’umido e sacchetti compostabili” a cura di Progeva e Novamont.

Quali rifiuti vanno nella raccolta differenziata dell’umido?


Come fare la raccolta differenziata dell’umido? Tanti sono ancora i dubbi su cosa si debba mettere o meno tra i rifiuti organici.

Oggi vedremo quali sono i rifiuti che vanno nella raccolta dell’organico destinata al compostaggio industriale. Alcuni rifiuti organici infatti possono non essere adatti per il compostaggio domestico per via di tempi lunghi di processo e condizioni che possono produrre cattivi odori ed attirare animali.

Più di un terzo della nostra spazzatura è costituita da rifiuti organici compostabili. Tra questi troviamo:
– avanzi di cucina,
– scarti di carne e pesce (compresi gusci d’uovo, piccole ossa, piume, lische)
– scarti di verdura e frutta, anche secca (ricordarsi di togliere eventuali bollini)
– cibi avariati, tolti dalle confezioni
– filtri di the, camomilla o altri infusi (staccare eventuale filo e bollino di carta)
– fondi di caffè, cialde di caffè (solo se compostabili)
– fazzoletti e tovaglioli sporchi solo di residui organici, non imbevuti di prodotti detergenti o cosmetici. Di solito, vengono accettati anche quelli con piccole stampe decorative. Se troppo colorati potrebbero contenere sostanze tossiche per il compostaggio industriale.
– piccoli scarti di fiori e piante, rametti e altri scarti legnosi
– bastoncini in legno per gelati
– ceneri spente del caminetto in piccola quantità
– stoviglie compostabili
– escrementi di animali domestici
– lettiere “naturali” per animali domestici

Attenzione! A volte i Comuni possono dare indicazioni diverse su alcuni rifiuti specifici. Per qualsiasi dubbio, vi consigliamo di rivolgervi al gestore della raccolta attraverso gli appositi numeri verdi oppure consultare i volantini esplicativi che di solito i Comuni consegnano ai propri cittadini.

Tra i rifiuti che non tutti i gestori della raccolta accettano abbiamo:
– tappi di sughero
– gusci di frutti di mare
– capelli, peli, ossa di animali
– fazzoletti e tovaglioli sporchi di rifiuti organici

Questo video è parte integrante del progetto Secondo Natura e, in particolare, della playlist “Raccolta differenziata dell’umido e sacchetti compostabili” a cura di Progeva e Novamont.

Quale sacchetto utilizzare per la raccolta differenziata dell’umido?


Come riconoscere un sacchetto biodegradabile e compostabile? Non tutti i sacchetti sono adatti a contenere rifiuti organici. Per esempio non vanno bene i sacchetti in plastica normale (Polietilene PE), quelli in plastica leggera e quelli con diciture generiche come:
“Biodegradabile entro 3-5 anni” o “in tempi medio-lunghi”, 
“Biodegradabile secondo il metodo UNI EN ISO 14855”,
“ECM biodegradabile”, “D2W®”, “oxobiodegradabile” o “oxodegradabile”, “Difendi la natura”, 
“Sono una busta ecologica”
,“La natura ci sta a cuore”, ecc.

Un sacchetto adatto alla raccolta dell’umido non deve essere solo biodegradabile. Deve essere compostabile: deve poter trasformarsi in compost nello stesso arco di tempo in cui si degraderebbe il suo contenuto, cioè massimo 3 mesi. Per questo motivo i sacchetti compostabili sono realizzati in bioplastiche.

Secondo le analisi del Cic (Consorzio Italiano Compostatori), il contenuto di materiale non compostabile che abbassa la qualità dei carichi consegnati agli impianti è mediamente del 4,8%. La colpa è di plastica varia, sacchetti in plastica utilizzati impropriamente per la raccolta e altri materiali finiti per pigrizia, errore o negligenza.

Per riconoscere un sacchetto compostabile, bisogna controllare la presenza di uno di questi marchi:

e la dicitura che dichiari la conformità ad una specifica norma: la UNI EN 13432-2002”.

Attenzione: I sacchetti compostabili possono essere utilizzati per la raccolta dell’umido. Non sono adatti per altri tipi di raccolta differenziata come quella della carta, della plastica, del vetro e dei metalli.

Questo video è parte integrante del progetto Secondo Natura e, in particolare, della playlist “Raccolta differenziata dell’umido e sacchetti compostabili” a cura di Progeva e Novamont.